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La Repubblica e il direttore

20 Giugno 2012 alle 13:00

Fondato da un giornalista dalla discutibile reputazione intellettuale, redatto da intellettuali ricchi di istruzione quanto poveri di cultura, un club di arroganti ottimati a cui una pletora di borghesi e borghesucci crede di appartenere per il solo fatto di essere lettori e di partecipare empaticamente alle sue campagne di distruzione mediatica, questo è il giornale che il direttore Ferrara invidia. Giuliano Ferrara è uomo di forte carattere e di mente troppo duttile per prendere in seria considerazione un tale progetto editoriale intellettual-populista, per di più sorretto da una parte importante dei benestanti di questo paese. Il direttore Ferrara è tagliato per il giornale che dirige, un piccolo foglio economicamente debole ma animato da contributi intellettuali cosi qualificati ed ampi da imporre al lettore non solo una difficile lettura ma pure una continua sfida alle proprie idee e pregiudizi. Il mio consiglio è di lasciar perdere “La Repubblica”. L’Italia, con i suoi sessanta milioni di residenti di cui oltre quarantacinque sono elettori, è un paese così complicato e variegato da far si che un giornale da cinquecentomila copie ha solo l’importanza che gli si vuole attribuire.

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