cerca

Il cancro di Palermo

19 Giugno 2012 alle 17:30

Pur concordando con l’editoriale di qualche giorno fa sull’argomento, e sull’uso politico di certi procedimenti giudiziari, resta comunque questione aperta quella del rapporto mafia potere. Data principalmente dalla specificità del fenomeno mafia rispetto alle altre forme di “malavita organizzata” (ricorro di necessità a questa espressione invalsa nella comunicazione collettiva, anche se di per sé quanto mai sfuggente, elusiva, fuorviante). Premesso infatti che camorra, ‘ndrangheta e mafia sono realtà a sè stanti, le differenze tra loro forse sono maggiori delle comunanze che la perifrasi abusata lascerebbe supporre. Le prime due sono maggiormente a componente malavitoso delinquenziale, con orizzonti che non vanno più in là delle amministrazioni locali. Non a caso fiancheggiate da nugoli di mariuoli e teppisti che ammorbano la vita di certi quartieri di certe città. La terza, la mafia, ha più ampio respiro, visioni strategiche, ambizioni e senso del potere che vanno anche oltre i guadagni monetari spicci e immediati. L’unica organizzazione con mire di egemonia sui poteri centrali, e a cui, a torto o a ragione, sono stati associati nomi altolocati politicamente e di vertice. La presunta “strumentalità” delle ricorrenti performance giudiziarie, e il loro non essere approdate a risultati definitivi, non cancella l’amaro sapore del nodo irrisolto mafia potere (anche politico) che rimane e da cui tutti vorremmo essere liberati (insieme con quel parlare obliquo, un vero e proprio idioma culturale e consustanziale ad essa, mezzo avvertimento mezza allusione mezza minaccia usato pure dai “pentiti”), anche se non si sa da chi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi