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Primavera araba/2

16 Giugno 2012 alle 15:00

Andate a rivedere i post del Foglio di un anno fa, quando molti tra di noi, e tanti giornalisti del Foglio, erano molto scettici sulla suggestiva primavera araba che accomunava occupy Wall street con Grillo e gli studenti cileni. Ricordate cosa Gad Lerner, Concita De Gregorio e tutta la mistica di sinistra (senza cultura religiosa e politica), dicevano sulla democrazia in Medio Oriente. In Egitto si consuma un colpo di stato, e io dico per fortuna, poiché la scelta lì come altrove è fra dittatura e islamismo. In Libia non si sa chi governa, poiché tribù diverse si contendono tutto. Su questo non ringrazieremo mai abbastanza Sarkozy e l’impolitico Obama. Uno è andato a casa, attendo con trepidazione l’uscita di scena del secondo. Speriamo che le dittature medio orientali si trasformino in dittature soft e concedano con molta prudenza libertà per abituare quei popoli al rispetto reciproco, che è la base della democrazia. Democrazia, faccio outing, che non è esportabile come pensavo seguendo Bush (comunque un grande) ma è un lento e progressivo avvicinamento alla meta. Per quanto riguarda l’Islam il divario da colmare è plurisecolare. Fintanto che il cordone ombelicale fra stato e religione non verrà reciso nessuna primavera sarà possibile.

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