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Annunciare non basta. Bisogna decidere

16 Giugno 2012 alle 11:00

Sperare in una inversione di tendenza e di abitudini nefaste è addirittura doveroso. Anche se faticoso. Vendere gli asset pubblici, cioè i gioielli politici di Regioni e Comuni, non sarà una passeggiata. Le partecipate, le municipalizzate sono il serbatoio dei poteri dei vari partiti sul territorio. Sono il potere che deriva dalla della gestione di decine di migliaia di posti di lavoro e il luogo di scambio e trattative tra i diversi interessi. Basta pensare alla composizione dei consigli d’Amministrazione per metterci le mani nei capelli. Basta pensare alle Regioni a statuto speciale per rimettercele. Un vaso di Pandora. Non è ben chiara la destinazione degli eventuali incassi. Riduzione del debito? Bene. Ma se non si mette sotto controllo la spesa pubblica corrente dopo un po’ riprenderà a salire. E da vendere non si sarà più nulla. Investimenti per lo sviluppo? Bene. Ma i vantaggi non saranno immediati. E la pressione fiscale non potrà essere ridotta a breve. Distribuire sui due fronti? Magari, ma poi apprendiamo che la Banca presieduta da Mario Draghi afferma:“L’obiettivo di un bilancio sostanzialmente in pareggio è fissato per il 2014". Ci mancava anche lui. Se mettiamo tutto insieme e ci rendiamo conto che i mercati e l’economia globalizzata e la finanza hanno, non piace ma è così, il potere di mettere in crisi tutta l’Europa e possono di usarci come grimaldello, arriveremo, forse, a comprendere quanto siano sterili e patetiche e insulse le nostre divisioni interne e comprenderemo anche che sono solo funzionali a mantenere in vita un sistema fuori tempo e fuori luogo. Quando si dice con orgoglio che possiamo farcela da soli, occorrerebbe, non eliminarle è impossibile, ma ricondurle a limiti di fisiologica sopportabilità. Il come farlo è il compito che spetta alla politica. Gli concediamo l'ultima fiducia prima di diventare tutti grillini o fiommini? Lunedì, dalla Grecia arriveranno indicazioni.

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