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Il delirio dei re europei

15 Giugno 2012 alle 18:30

L'Europa è stata e resta una espressione geografica, come tutti gli altri continenti è un contenitore di popoli e di culture sedimentate nei secoli, che difficilmente possono ridursi a un comune denominatore. Tale limite era ben noto ai padri fondatori dell'Europa i quali l'avevano disegnata come un mercato comune. Il passaggio dall'economia alla politica non è un percorso semplice e presuppone sempre una dichiarazione di guerra e trattati di pace vessatori per i vinti. Se si parla per i Greci di vendere alcune isole, dare in pegno il Partenone e per l'Italia di dismettere i beni di famiglia, questo equivale a sottoscrivere un armistizio con i mercati e una sottomissione alla Merkel. Quando entra nel gioco diplomatico la Germania l'Europa è in pericolo, ha dissanguato il continente con due guerre devastanti, ci riprova adesso con una guerra incruenta ma non meno rovinosa: gli dei tolgono il senno a coloro che vogliono perdere. Accadrà come nelle prime due volte, quanto diversi sono Monti e la Merkel da Adenauer e De Gasperi! Questi con la memoria delle distruzioni recenti tentavano di evitarle in futuro, quelli con il loro sussiego teutonico e accademico non promettono alcuna fortuna per i loro popoli, anzi come dice Virgilio, la loro stoltezza sarà ancora una volta scontata dai loro popoli (quid quid delirant reges patiuntur Achivi).

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