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Vendere per crescere

14 Giugno 2012 alle 14:30

Era da tempo che le persone s’aspettavano parole di questo tipo. Vendere il patrimonio immobiliare dello stato per diminuire a livelli accettabili il debito pubblico, è una necessità. Fortunatamente abbiamo le risorse per farlo, facciamolo. Dopo una tassazione recessiva c’è bisogno di speranza nel futuro. La vendita delle partecipate e dei beni immobili può non solo risollevare le sorti economiche del paese, ma anche allontanare tutti i partiti da gestioni promiscue e spesso corruttive della cosa pubblica. Due piccioni con una fava. Uno dei temi fondamentali del rapporto fra stato e cittadini, oggi fortemente in crisi, è l’onnipresenza dello stato in ogni dove, e l’antipatia per questa situazione è palpabile. Bene ha fatto Monti a stroncare l’ipotesi di aiuti internazionali, che avrebbero ridotto ulteriormente i margini di autonomia del nostro paese. Ce la faremo da soli. Così si parla. Faccia un decreto legge e obblighi i reazionari d’ogni partito ad uscire allo scoperto. Dovesse cadere il suo governo per questo (ma non penso) l’elettorato d’ogni partito saprà individuare i responsabili e nelle urne colpirà duro. Suggerirei al presidente Monti (se concesso) di introdurre il principio di default per regioni e comuni. Il debito pubblico così mostruoso non deve mai più avere la possibilità di ripresentarsi. Non esistono sussidiarietà e nemmeno solidarietà nell’aiutare pessimi amministratori. I debiti dei comuni (compresa Parma) e delle regioni sottraggono risorse preziose per fornire solidarietà a chi, come i terremotati emiliani o aquilani, senza colpa vede distrutto il presente e in forse il futuro. Aiutarli è solidarietà e non ripianare i debiti di delinquenti comuni che scambiano la cosa pubblica per un fatto personale.

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