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Parlare, parlare, parlarsi addosso

11 Giugno 2012 alle 21:30

Sarà veramente interessante che Paolo Nori ci faccia sapere come parla la gente che incontrerà alla festa di repubblica. Per definizione sono la créme degli italiani, filantropicamente impegnati a metterci sulla retta via. Secondo me riporterà la sensazione che ebbi io quando bazzicavo le “cellule” e le “sezioni” e le parrocchie: ovunque la precisa percezione che sentito uno, sentito tutti. Una banalizzante omogeneità che tendeva a precludere ogni autonomia di pensiero, unito all’imbarazzante intuito d’essere considerato un passivo contenitore di roba altrui. Lasciai perdere anche perché non era tollerata neppure un grammo d’ironia. Il problema è cercare di capire se la differenza tra lingua scritta e lingua parlata sia genuinamente intrinseca o se non sia anch’essa una fasulla omologazione ai tempi correnti. Mi viene da pensarlo quando da: ”Ades i cièva tot” si passa alle traduzioni buoniste. Come scriveranno il futuro i valenti partecipanti? In un solo modo: quello previsto, indicato, pensato e adottato dalla redazione fochettiana. Senza permettersi ironia alcuna.

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