cerca

Ancora sulla violenza

11 Giugno 2012 alle 17:30

Mi pare che la discussione sulle tesi della Muraro corra il rischio di prendere la via della banalizzazione. Infatti il dilemma non è sulla contrapposizione, teoretica e astratta, tra violenza e non-violenza. È apodittico che possa sussistere quella particolare forma di violenza, chiamata forza (che non ha niente a che fare con la prima), il cui uso possa avere dei presupposti “giusti”. Attenzione a non confondere i concetti, e a scivolare con disinvoltura e pericolosamente dall’uno all’altro. Il problema nasce a mio avviso da affermazioni tipo: ”Il meglio sia per alcuni a spese di altri (… ) c’è una violenza nelle cose e fra i viventi che prelude a un ritorno della legge del più forte”. Qui ci sono in ballo i fondamenti di tutta una civiltà. C’è lo scontro tra barbarie e “civiltà”. C’è la legittimazione della forza bruta, della prepotenza, quale elemento risolutore dei rapporti tra gli uomini. Altro che “la democrazia rappresentativa è una truffa (Fini)”. Che la democrazia sia tale, è una balla. In ultima analisi, l'agire non può prescindere dall'etica. Il giudicare giusto o non giusto il ricorso alla forza (non alla violenza che è sempre gratuita) in determinate occasioni specifiche, il credere o meno che quella particolare forma di rapporto tra gli uomini chiamata democrazia sia cosa buona, finiscono per essere rivelatori di principi profondi morali e spirituali di riferimento. E il confronto tra l'uno o l'altro convincimento diventa insomma una lotta di valori.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi