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Sui licenziamenti pubblici

6 Giugno 2012 alle 08:30

Monti e Co. hanno candidamente dichiarato che la compensazione fra crediti e debiti con lo stato da parte degli imprendiitori non si farà più perchè, udite udite, non ci sono soldi in cassa. Se un imprenditore non riesce a pagare una rata di tasse e dichiara che non ha soldi, lo stato gli pignora tutto, anche il vaso da notte. Questa è giustizia? Questa è democrazia? Questa è coerenza? O forse tutto questo è un sopruso che rasenta la dittatura. Per quanto riguarda il discusso licenziamento dei dipendenti pubblici, il governo ritiene che costoro siano figli di un dio maggiore, degli intoccabili. I figli di un dio minore sono i dipendenti privati i quali possono essere sbattuti via dal loro impiego senza alcuna garanzia o copertura. Ritengo, e sono certo di avere l'approvazione di tutti i benpensanti, che ai dipendenti pubblici che si rendano colpevoli di vari reati, oltre al licenziamento, debba essere applicata un'aggravante in più rispetto ai privati perchè essi rappresentano la stato, come avviene in altri paesi civili dove non esistono figli e figliastri. Se i pubblici dipendenti non potranno essere licenziati assisteremo all'aumento di fannulloni, di assenteisti, di cartelline firmate da compiacenti compagni, di lavoratori che, dopo avere firmato il cartellino, vanno a fare la spesa o vanno a occuparsi di altre attività. In altre parole, ognuno farà quello che vuole senza tema di perdere il posto di lavoro, con il placet del governo e di Patroni Griffi. Il governo non pensa invece che la paura di essere licenziati possa essere un deterrente che spinge a lavorare meglio?

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