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Dritto o rovescio?

6 Giugno 2012 alle 16:00

Equiparare il licenziamento tra pubblico e privato si è reso paradossalmente opportuno visto che allo stato attuale sia l’accesso al pubblico impiego, nonostante le forme concorsuali, non premia sempre il merito e sia perché spesso la qualità del lavoro pubblico è appiattita a un mal costume diffuso e praticato, salvo le benemerite eccezioni. Sarà banale e scontato, ma non sarebbe più semplice rendere concreto il principio costituzionale del merito e delle pari opportunità nell’accesso al pubblico impiego e rendere poi più stringente l’obbligo di onorare l’impegno contrattuale che il dipendente ha sottoscritto? E se così non fosse, è doveroso, non facoltativo, il licenziamento con una postilla del noto adagio "chi è causa del proprio male pianga se stesso". Salvo, s’intenda, non primeggi il costume italico.

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