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L'apertura delle carceri per emergenza deve fare riflettere a più largo raggio

5 Giugno 2012 alle 17:30

In pieno sisma ed in un momento di impasse generale il governo Monti ha deciso di tenere le celle carcerarie aperte di giorno e di notte in Emilia Romagna per due motivi. Prima di tutto - come sostiene il Ministro Severino di Grazia e Giustizia - "per non aggiungere al carcerato anche l'angoscia della claustrofobia" che si andrebbe a sommare a quella della reclusione in periodi di forti scosse. Inoltre è stata lanciata la proposta di impiegare parte dei detenuti per la ricostruzione della regione, proposta ancora da vagliare da parte dei direttori e dei provveditori delle carceri emiliane. Proposta che si prospetta positiva in un momento in cui ogni tipo di aiuto pratico e tempestivo diviene fondamentale. Ovviamente si tratterebbe di detenuti non pericolosi e già in regime di semi-libertà. Mi sembra una proposta molto concreta e da prendere in seria considerazione. L'unico dubbio che mi si prospetta è dato da un pensiero espresso dalla Severino per cui il lavoro carcerario sarebbe una risorsa per il detenuto, un modo per riportarlo alla risocializzazione e al reinserimento nella società. Andiamoci piano, tutti sanno come la realtà carceraria italiana sia precaria e atta ad essere rivista e corretta. Da molti anni i vari governi che si succedono in Italia si sono sempre preoccupati di dover mettere mano alla riforma carceraria, ma finora non si è ancora attuato nessun utile intervento e l'idea fondata di riutilizzare e ripristinare vecchie cattedrali nel deserto, caserme dismesse per allargare il cerchio delle carceri e darne più ampio respiro è andato in fumo assieme al suo progetto fondatore: il federalismo demaniale. Pertanto, in un momento critico di emergenza trovo l'idea del governo molto utile e necessaria, ma anche propedeutica ad un miglioramento nell'ambito delle carceri.

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