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Salute e sanità

1 Giugno 2012 alle 11:00

La rivoluzione strisciante nella sanità umbra (forse ultima in ordine di tempo a dover modificare il proprio rapporto con i cittadini, prima che la ramazza bocconiana, ponga mano a ridimensionare la pletora burocratico-dirigenziale su cui si basa la ricerca del consenso elettorale: scuola-sanità-enti locali, treppiede delle regioni rosse) e' arrivata ad un bivio. La verde Umbria è al verde! E' finita la trippa per i gatti! E non sanno come fare a sfamare primari e primarietti clonati in questi anni. Dovranno tagliare, amputare e segare un sistema pletorico che dovrebbe curare 900.000 mila abitanti con più di venti ospedali, 4 asl, 2 aziende ospedaliere, 1 policlinico universitario, un esercito di infermieri, gran parte dei quali divenuti impiegati amministrativi. I medici di Medicina, direbbe Peguy, relegati a meri prestatori d'opera, si aggirano esterrefatti come randagi, divisi tra curare i malati o pensare alla salute. Tra terremoti emiliani, scandali bancari toscani e stravolgimenti sanitari umbri, le regioni rosse hanno terminato la spinta propulsiva: non resta che scalciare!

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