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Berlusconi, da una triste tv a un bel cinematografo

29 Maggio 2012 alle 10:50

L’editoriale di Panebianco sul Corriere della Sera del 25 maggio aveva per titolo: “La dissolvenza di un partito”. Ci vuol poco a capire di che partito si tratta, quello che incuriosisce è il termine “dissolvenza”, che richiama “dissoluzione” e “dissolvimento”, parole che sono state associate al PDL dalle impietose schermate televisive che lo mostravano, nei risultati delle recenti amministrative, travolto dall' astensione dei propri elettori, dai contorcimenti del partito democratico e dai gorgoglii scomposti della cosiddetta antipolitica. Il cinema sembra più generoso della tv concedendo a Berlusconi un’altra possibilità, grazie al suo linguaggio nel quale “dissolvenza”, accanto alla scomparsa graduale dell’immagine nell’oscurità, comporta l’apparizione graduale dall’oscurità di una nuova immagine, fino a stabilire, con la dissolvenza incrociata, una scena tutta diversa da quella che sta scomparendo. E infatti Berlusconi, come primo atto del rilancio di una politica liberale e riformista, ha calato sulle misere carte degli altri partiti l’asso del presidenzialismo, col Presidente eletto direttamente dai cittadini, e il sistema elettorale a doppio turno, facendo balenare all’orizzonte la convocazione di un’assemblea costituente che potrebbe finalmente adeguare la Carta alle esigenze di un Paese moderno in un mondo in rapido cambiamento. Che il Cavaliere stia vedendo giusto lo dimostrano le proteste che si sono levate da più parti con le solite accuse di populismo e di demagogia. In particolare, Bersani ha avanzato il sospetto che se Berlusconi propone il presidenzialismo lo fa per sé, per candidarsi Presidente. Ma quando Bersani nega le primarie di partito per il candidato premier della sinistra alle politiche del 2013, e invoca lo Statuto del PD, che indica come candidato il segretario, per ripararsi dal proverbiale “culo” del sindaco di Firenze Renzi, lui tutto questo per chi lo fa?

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