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Bevilacqua (sul Corriere), le donne e Dio

24 Maggio 2012 alle 20:00

Non mi pare che l’approccio a sfondo sociologico dell’autore sul precetto di non desiderare la donna d’altri soddisfi appieno la profondità della questione. Che, secondo Bevilacqua, rispecchierebbe, e quindi sarebbe funzionalmente legata, alla società mosaica: con la donna res, inferiore e inabile in certe sfere rispetto all’uomo. Non trovando nessun rigo in tutta la Scrittura sull’inferiorità della donna, non vedo perché tale concetto dovrebbe annidarsi, relativizzandole, proprio nelle parole dettate da Dio sul Sinai. Forse Bevilacqua non conosce le donne come le conosce Dio. Diverse (non inferiori). Perché loro non concupiscono. Loro si innamorano. L’atto sessuale, per loro, è subordinato a questo. Anche l’adulterio. Non desidererebbero mai un altro uomo alla stessa stregua di come siamo capaci noi di desiderare una donna. Anche d’altri. Gli ammonimenti contro i “peccati” sessuali sono tre. Due rivolti reciprocamente a uomini e donne. Il terzo è riservato a noi, che ce lo meritiamo tutto.

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