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L'Europa sorda e grigia

18 Maggio 2012 alle 07:00

Nella situazione attuale, economia globalizzata e strapotere di una finanza internazionale, impersonale e senza colore politico, chi crede il contrario non ha capito, nessuno dei paesi dell’Unione può farcela da solo. Neppure chi ora appare il più forte. Sembra elementare. Ma poiché è assente una Europa politicamente unita, con una Banca prestatore di ultima istanza in grado di resistere ad ogni attacco speculativo, le cose si complicano. Perché sono nate da un equivoco volutamente sottovalutato o addirittura ignorato. Realisticamente: pensare di affidare alla moneta unica il progetto di realizzare una Europa Federale, cozzava inevitabilmente contro duemila anni della sua storia. Le vicende della guerra dei Balcani furono, vent’anni fa’, un chiaro sintomo che non esistevano comuni interessi europei bensì quelli di Francia, Inghilterra e Germania, diversi e conflittuali. Ora si processano quei criminali che l’ignavia europea permise avessero mano libera. L’attacco alla Libia ha riconfermato che chi può, o crede di poterlo, fa da sé. La conduzione della vicenda Greca ne è la prova del nove. La crisi economica innesca crisi sociali e, non esistendo una politica comune, emergono e prevalgono gli egoismi nazionali. Ovvio che il più forte si opponga, recalcitri e usi i suoi strumenti politici, economici per salvaguardarsi. Però non mancherebbero solidi argomenti per fargli capire che il suo interesse non è quello di rimanere egemone in una Europa declassata, indebolita e in rovina. Ma poiché la forza di questi argomenti è nella compattezza e nella decisione di chi li presenta, siamo daccapo. Monti ha le sue gatte da pelare, Hollande le sue, Cameron pure, Rajoy anche, e così via. E la tattica, il carpe diem, nel 2013 in Germania ci sono le elezioni, fa aggio sulla strategia.

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