cerca

Hamilton e noi

16 Maggio 2012 alle 20:15

L’euro nasce sull’onda di un’euforia economicista dove i rapporti fra persone e stati sono regolati quasi esclusivamente da scambi economici e dove il consumo di coca cola dell’afgano è parificato a quello di un canadese o italiano, una sorta di “fine della storia”, forzando un poco il pensiero di Fukuyama. Le differenze fra la nascita degli USA e l’Europa sono però notevolissime. Gli americani potevano contare su tre fattori di successo: la stessa lingua, una storia a dir poco embrionale e un credo religioso omogeneo. Noi abbiamo ventisette lingue e storie talvolta millenarie alle spalle. Gettare il cuore oltre l’ostacolo in un impeto di ottimismo della volontà, prefigurando un’unione politica con banca centrale, è in astratto affascinante, ma nel concreto irrealizzabile. Il pessimismo della ragione ci informa che l’Italia, e non solo noi, può reggere non più di due/tre anni con livelli di spread elevati, poi la situazione diverrebbe di tipo greco. La politica e non l’economia dovrebbero governare la situazione e le soluzioni mi sembrano solo due. L’unione politica o l’uscita programmata di tutti dall’area euro. Restare in mezzo al guado, come siamo, è tatticismo non risolutivo. Temo invece che, come apprendisti stregoni quali sono, i leader europei convergeranno su misure, magari deboli, per la crescita, dimenticando che una nazione è un'altra cosa e solo una nazione può avere moneta.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi