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Tutti per l’Italia. Non dobbiamo disperare

14 Maggio 2012 alle 18:30

Però occorre pragmatismo e coraggio. L’attuale classe politica, più o meno stagionata e così banalmente triste, monotona e penosa, senza un guizzo di lucidità e di fantasia, non è fatta solo di persone brutte e cattive e disoneste, c’è anche del buono al suo interno. L’analisi ci dice che è la figlia naturale, nata, allattata e cresciuta dalla Costituzione del 1947. Un documento politico che elaborato con l’ossessione di un governo forte, lascia, di fatto - i sofismi stanno a zero - l’esecutivo nelle mani del Parlamento. Imponendo che il Governo possa formarsi solo al suo interno e che tutti i parlamentari possano agire senza vincolo di mandato. Se aggiungiamo che possono esistere solo governi di coalizione, ne deriva uno scontro continuo, il "darsele di santa ragione" del Direttore per la conquista di pezzi di potere per i vari partiti. Questa situazione ha esaltato al massimo le tentazioni umane e comportamenti interessati conseguenti. Poteva andare diversamente? Non c’è la riprova. Va bene che siamo un popolo di santi, di navigatori e di poeti, ma per governare con quei presupposti sarebbe stato necessario avere un Parlamento di mille santi, gente che dà senza calcolo di riavere. Hanno invece prevalso le logiche dei navigatori, gente che si sposta e dei poeti, gente che brama. C’è un De Gaulle? A Carta invariata, minima spes. Considerando che non c’è Stato, di qualsiasi genere, che possa permettersi una sequela ininterrotta di Governi che non siano in condizione di “governare”, senza apparire una entità lontana, estranea, ostile e di cui i cittadini non riescono a cogliere il significato: se non quello negativo di un potere oppressivo. Come, infatti è percepito.

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