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L’alternanza che non esiste

11 Maggio 2012 alle 14:00

Il sig. Sarkozy, perse le elezioni, decide di ritirarsi. Hollande è nome nuovo a sinistra, uscito dalle primarie. Alternanza dunque, non solo tra partiti al governo ma anche, anzi soprattutto come uomini alla guida dei partiti. E’ l’unico modo per avere una democrazia funzionante. In Italia di tutto ciò nemmeno si parla, chi lo fa viene preso per pazzo. Il padrone-presidente Berlusconi, nonostante lo sfascio del suo governo, i problemi con ragazzine allegre e la sconfitta elettorale, è, per i suoi, evidentemente intoccabile. Il “fattore” Alfano, l’uomo di fiducia, scelto del capo per tenere in riga mezzadri e portaborse, forse farà da capro espiatorio, forse no. Col Bossi poi siamo alla barzelletta. Il Senatur, cui ormai è capitato di tutto e di più, è per ora semi-ritirato, ma, se lo chiederà la base (chi sarà poi sta base, forse i parenti?), per il partito, tornerà. E si potrebbe continuare con Fini, Casini, Bersani, D’Alema, etc.., tutti intramontabili, nella perfetta scia della Dc anni 70-80, quella degli Andreotti & co. E poi parlano di alternanza e meritocrazia. Per gli altri, si intende.

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