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La strategia dei vigliacchi

10 Maggio 2012 alle 08:30

Ancora un attentato nei confronti di un rappresentante del mondo del lavoro. Negli anni di piombo eravamo in fabbrica, dirigenti, impiegati ed operai compatti per sconfiggere i vili che colpivano a tradimento. Giornalisti, magistrati, dirigenti, operai. Figure che tenevano in piedi l’industria e garantivano la coesione sociale. A noi, travolti dagli eventi, con altri milioni di giovani lavoratori, questi “compagni che sbagliano” apparvero solo criminali dalle idee confuse, ancora più feroci in quanto non delinquenti comuni ma terroristi. Riemergono memorie di uomini dalla schiena dritta che non esitarono a fare materialmente scudo con il proprio corpo a colleghi in pericolo nella fase più oscura della sfida eversiva e che non mostrarono alcuna esitazione, nel momento delle scelte, a schierarsi per la legalità ed il rispetto per il prossimo, malgrado il gracidare di centinaia e centinaia di intellettuali, fior fiore della società civile, che da comode retrovie tuonavano in perfetta sintonia con i deliranti proclami di Lotta Continua e soci. Furono tempi tristi e di inaudita violenza. Qualcuno non è più tornato ma la classe lavoratrice, in questo stravagante paese, ha fortunatamente la memoria lunga e la capacità di individuare con discernimento i veri avversari. Così è stato. E così dovrà ancora essere.

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