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Tramandare-tradurre-tradire

30 Aprile 2012 alle 18:00

Il Papa finalmente riporta il canone della consacrazione alla lezione originale latina del "pro multis", divenuta "per tutti" nella dizione post-conciliare, più attenta all'estensione universale della salvezza, che alla partecipazione personale del cristiano a tale mistero. Il fatto che il Papa si sia indirizzato ai vescovi tedeschi è indicativo anche di una propensione nella celebrazione eucaristica post-conciliare alla convergenza ecumenica con il protestantesimo, per il quale è la fede più che il sacrificio incruento a decidere del "pro multis" ai quali si applicano i meriti di quel sacrificio. Infatti la clausola finale è "mistero della fede"; messa lì dove è fa pensare a una commemorazione più che un memoriale, mentre la transustanziazione è reale in virtù della consacrazione e non della fede dei credenti. Si spera che il Papa intervenga anche a correggere l'altra imperfezione nella traduzione del canone. Il "sanguis qui effundetur" è divenuto "il sangue versato". Il participio passato in luogo del futuro indicativo può far pensare a un sacrificio avvenuto una volta per tutte e non rinnovato sull'altare, mentre la lectio difficilior latina fa riferimento a un sacrificio rinnovato ogni volta che sarà ripetuto sull'altare a cancellare i peccati dei credenti lì presenti al sacrificio. Come si vede la filologia non è una questione marginale, molto spesso l'errore si nasconde in minimis e quello che altre volte avrebbe suscitato lacerazioni interpretative (si pensi al "filioque" del credo niceno) viene bypassato dalla promiscuità ecumenica per la quale tali questioni sono irrilevanti, mentre nelle cose sacre la perfezione formale è certezza della sostanza, su cui si può asseverativamente declinare il proprio Amen.

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