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La banalità dell'invettiva

29 Aprile 2012 alle 15:00

Che cos’è la “terribile normalità” di cui parlava Hannah Arendt a proposito della “banalità del male”? Non stupidità, né deliberata malizia, né cattiveria, quanto, piuttosto, l’”incapacità di pensare”, l’omologazione al mainstream, diremmo oggi. Lungi dal voler accostare i crimini nazisti all’ incruento (ma pervicace) linciaggio mediatico, politico, culturale e giudiziario del defunto governo Berlusconi (“macelleria sociale”, do you remember?), che cosa, se non l’omologazione che impedisce di pensare, aveva spinto integerrimi esponenti della classe antropologicamente superiore ed eticamente inappuntabile a guardare alla Spagna come modello di modernità, diritti, sviluppo ed equilibrio sociale? Il declassamento da A a BBB+, l’indice di disoccupazione record dal 1996 (24,44% pari a 5.639.000 spagnoli senza lavoro) ed uno spread al di sopra dei 400 punti, non appaiano, ora, stupidamente consolatori per chi non sta poi tanto meglio, ma siano piuttosto da ammonizione e stimolo per tutti ad andare oltre la banalità, se non proprio del “male”, almeno dell’invettiva. E facciano tornare a pensare.

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