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Qualunquismo giudiziario (e che diamine)

27 Aprile 2012 alle 16:21

E che diamine, ovvio che le sentenze, se sono appellabili, significa che possono essere riformate. E che diamine, un bel gruppetto di giudici (in appello) ne capirà di più di uno più sparuto (in assise). Ed è altrettanto ovvio, e che diamine, che - se tra una sentenza e l'altra - subentrano fatti nuovi, prove che spariscono o eventi che accadono improvvisamente, l'appello ne deve tenere conto. Ma che diamine dico, le sentenze comunque una loro certa armonia ci si aspetta che dovrebbero averla: una attenuante che viene interpretata diversamente, una aggravante che viene significata meno grave, tutto è possibile. Ma tra 24 anni per omicidio ed una assoluzione piena, tra un ergastolo ed una condanna a pochi mesi per pornografia, tra 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e non aver commesso il reato, e che diamine, c'è di mezzo il Gran Canyon, mica un torrenetello. La vita di una persona contro la sua morte civile e giudiziaria. Busco (e che diamine) è l'emblema di questo strabismo. Dell'Utri, le sue lenti a contatto. Stasi, il concetto di multifocalità. Infine la Cassazione, quando entra in gioco, e che diamine, si comporta come un trapianto di cornea andato a male: rigetta.

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