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Dimissioni in bianco, forza Fornero

27 Aprile 2012 alle 15:30

Nel febbraio 1992 facevo il sindacalista nelle Marche, nessuno di noi è perfetto, nelle fabbriche di abbigliamento e calzature, ed ebbi la libertà e l'avventura di segnalare, infiammando l'Italia, il fenomeno delle dimissioni in bianco per le donne in maternità, oppure delle domande ginecologiche all'atto dell'assunzione, ponendo in "dolce" alternativa o il lavoro o il figlio. In Italia Enzo Biagi per la rubrica il Fatto mi mandò a casa una giornalista, alla quale ricordo offrii dei dolci carnevalizi a colazione, lo stesso il Corriere della sera e Santoro per Samarcanda, venne anche Danieli del Tg 3 nazionale, Le Figarò mi dedicò mezza pagina insieme alla vittoria di Berlusconi alle politiche in Italia, Il Times edizione Italia si limitò ad una telefonata. Ebbene credo di avere qualche titolo per sostenere fortemente il ministro Fornero in questa sua iniziativa, la quale contrastando un fenomeno subdolo non può certamente predisporre strumenti tanto lineari, come la femminista Ritanna Armeni prefigurerebbe. Tuttavia il tentativo di contrastare questo fenomeno così ingiusto è encomiabile, seppur con un ritardo ventennale, in quanto la CGIL riteneva questa battaglia da cattolici integralisti, di fronte a me che dicevo loro: "Ma come si fa a parlare di diritti nelle fabbriche, se in via pregiudiziale viene negato alla donna il diritto di essere lavoratrice e madre nello stesso tempo, spingendo talvolta, quando il concepimento è avvenuto, sino all'aborto?". In quel periodo ero sposato da poco e insieme a mia moglie liberamente cercavamo un figlio. Che questo diritto fosse negato ad una ragazza del mio paese che mi aveva raccontato il fatto mi era insopportabile. Infinitamente grato al Foglio per la sua attenzione.

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