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Bimbo di tre anni alla mamma: sì, no, sì

19 Aprile 2012 alle 14:30

Il bimbo di tre anni con la madre affidata da un tribunale alla struttura di San Patrignano che, dopo qualche giorno, glielo vuole sottrarre per darlo in adozione. E poi ci ripensa ancora. A parte le considerazioni più o meno ideali, più o meno ideologiche o le sparate più o meno impregnate di pragmatismo, più o meno impregnate di moralismo, bisognerebbe tenere contodella realtà: una donna ha avuto una vita allucinante, ha avuto anche dei figli (e sarebbe stato meglio che non li avesse avuti, però... non siamo una dittatura eugenetica). Tanto premesso, vorrei rilevare che la donna è impegnata in un'azione di recupero in una struttura idonea, che primeggia nel mondo. Un tribunale (specializzato) l'aveva affidato a tale struttura, ma, dopo alcuni giorni, ci ha ripensato ed ha deciso di sottrarlo alla madre per darlo in adozione. E subito dopo l'ha restituito alla madre, forse sotto la spinta di una tempesta mediatica: ecco, questo mi preoccuperebbe se avessi l'idea di una buona giustizia. Ma, siccome penso che la giustizia italiana sia in coma, non solo da anni, ma da lustri, vedo nella vicenda solo una conferma della mia convinzione: solo l'ultima di una lunga processione di provvedimenti "strani" iniziata in sordina già negli anni '60. E se un giudice specializzato arriva a tanto, cosa dobbiamo aspettarci da uno ordinario?

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