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Culture

17 Aprile 2012 alle 21:30

Negli anni ottanta del secolo scorso avevo vent’anni ed un amico inglese che veniva in vacanza d’estate con la famiglia in una casa di loro proprietà. All’epoca era uno studente, mi pare in filosofia, in uno di quei college inglesi per ricchi dove si parla con le patate in bocca. Era innamorato dell’Italia, diceva che era un paese difficile per un inglese, per ottenere una linea telefonica dovettero chiedere aiuto ad un loro amico diplomatico. Tuttavia amava le ragazze in minigonna che sfrecciavano in motorino con i capelli al vento in mezzo al rosa dei tramonti romani, era affascinato da come i romani abbordavano le turiste nordiche con una volgarità così elegante da essere introvabile in qualunque altra cultura. Però diceva che mai gli sarebbe venuto in mente di lavorare nel Bel Paese. Ricordo che facemmo questo paragone tra le nostre due nazioni: l’Italia era come una Ferrari, se non la conosci non riesci a guidarla ma se impari vai come un missile, la Gran Bretagna era come una Rolls automatica, tutti son capaci a guidarla e ti porta tranquillamente, ma piano e senza grandi emozioni, a destinazione. L’ho risentito qualche tempo fa, i suoi, ormai in pensione, si sono trasferiti stabilmente in Italia, lui non viene più, preferisce trascorrere le vacanze in Turchia. Dice che l’Italia ha perso il sorriso, la voglia di vivere, è diventata la brutta copia dell’Inghilterra: non una Rolls Royce ma una vecchia Austin.

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