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Bordin Line e il finanziamento ai partiti

16 Aprile 2012 alle 14:00

Se i partiti fossero partiti e basta e non oligarchi intangibili, troverei giusto il finanziamento (malversazioni a parte, naturalmente). Finanzio chi lavora “per il bene comune”, non chi fa quello che vuole coi soldi miei. Sarò fissato, ma il parlamentare che non risponde all’elettore e passa da uno schieramento all’altro, non solo deprime e vanifica il voto, ma può innescare una crisi di rigetto che può divenire sistemica. Se continuiamo a mantenere un ordinamento costituzionale atto a creare oligarchie parlamentari, piuttosto che un sano rapporto con l’elettore, (e non è sempre detto che il popolo abbia ragione) quest’ultimo volta le spalle alla politica. Ed è una situazione pericolosa. L’altro aspetto, che viene artatamente misconosciuto, è che l’Italia è una nazione a “bassa intensità”. L’antipolitica non nasce per caso ma ha radici profonde che nessuno è stato in grado di estirpare. Fintanto che c’era sviluppo, magari modesto e l’imposizione fiscale alta, ma non invasiva, il popolo italiano accettava vizi e sprechi mugugnando, ma li accettava. Oggi la situazione è tale che tutti “i nodi vengono al pettine”, e d’un colpo il re è nudo. L’imposizione fiscale fuori controllo non è solo un errore economico, ma politico. Già una nazione forte e coesa, se s’impoverisce rischia grosso, ma è imprevedibile lo sviluppo che può avere in un paese dall'identità incerta. Si sta aprendo il vaso di pandora delle contraddizioni e brutture di questo paese, e le risposte forti e decise tardano ad arrivare. PS: un caloroso benvenuto nel “club” a Massimo Bordin da parte di un cattolico.

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