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Non serve rifarsela con Monti. Non viene da Marte

13 Aprile 2012 alle 09:30

Per ridurre la spesa pubblica improduttiva in modo significativo ed efficace, bisognerebbe prima, saper dove mettere tutti quelli, persone ed enti, dal centro alla periferia, che di quella spesa vivono. Naturalmente senza creare tensioni sociali. La quadratura del cerchio. Sono così tanti, così trasversalmente distribuiti, così ubiquitari e coinvolgono così tante tipologie sociali decise a difendere il loro status, che pensare ad una maggioranza parlamentare capace di incidere il bubbone è quasi utopia. E’ quasi utopia perché non si tratta di sprechi singoli, circoscritti e individuabili, ma di un insieme tentacolare che rappresenta, fotografa il nostro sistema e il modo come la dilatazione della spesa pubblica si sia generata. Cioè, gli sprechi aggiuntivi e consolidati, obbediscono alla logica di due funzioni: quella degli ammortizzatori sociali intesi all’italiana e quella della sine cura dell’uso del denaro pubblico. Poiché questa impostazione, cui tutti si sono adeguati, non può tener conto dei vincoli economici indispensabili per una gestione virtuosa, ci siamo ritrovati in un tunnel virtuale zeppo di contraddizioni e di cui, “il posto di lavoro”, diventato una variabile indipendente dalla reale necessità di lavoro, è l’emblema. Capisco tutta la rabbia e la protesta. Sarà mica che non si rendono conto di come stanno le cose? Nessuno sembra avere il coraggio di spiegarlo chiaramente, magari con una metafora: l’alcolizzato non può pretendere di farsi sobrio rimanendo attaccato alla bottiglia. Non può. In India, produzione industriale a febbraio +4,1%, si aspettavano di più. Da noi si pasticcia, in pieno stile consociativo, sui cento milioni di rimborsi da riscuotere a luglio. Già, noi siamo creativi: di debiti.

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