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Nelle mani degli androidi

11 Aprile 2012 alle 12:15

A occhi sgranati Radio Londra commenta la gelata d’ogni refolo di speranza, inflittaci su “La Stampa” dal ministro Giarda: diminuire l’oppressione fiscale? Quando mai, i necessari tagli alla spesa pubblica non sono nemmeno immaginabili, siamo già bravissimi a contenerla. Evidentemente quanto a insensibilità, incomprensione e noncuranza del pubblico sentire, cioè il sentire di quelli che finanziano un’ottantina di miliardi annui di pubblico spreco, e ne sono consci, questi professori di governo sono ben oltre i politici, stanno ad essi come gli androidi agli esseri umani. Sembra curioso che quell’essere estranei al paese reale, che è capo di imputazione per i partiti, venga sfoggiato e apprezzato come merito e punto di forza del governo dei tecnici: ma è corretta conseguenza del suo nascere in vitro, anziché “secondo natura” democratica; privo del cordone ombelicale che gli consenta empatia e comprensione diretta del paese, conosciuto solo per studio. E’ così che dall’accademica piallatura volano trucioli come gli “esodati”, o i piccoli imprenditori disperati. Bene, mi inchino, non me ne intendo: negare ogni prospettiva di invertire l’impoverimento generale, “cavalcare la paura” del “baratro”, vantare un consenso fatto di rassegnazione, sarà oggi il modo giusto di governare. Ma quale imbecille di capitalista verrà ad investire, che significa cercare profitti, in un paese che, dopo vent’anni di stagnazione, non mostra uno straccio di possibilità di uscirne?

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