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Art. 18 e facce

7 Aprile 2012 alle 16:00

Sulla versione definitiva della riforma del mercato del lavoro, Monti e Fornero hanno indubbiamente perso la faccia, specie dopo le dichiarazioni di fermezza precedenti, versione che, invece, ha visto sorridere quelle di Bersani e Camusso, sicuramente usciti vincitori dal confronto. Napolitano non ha perso niente perché ha sempre una faccia di ricambio, protetta dallo sventolio delle bandierine e delle banderuole. Ma chi sorride, soprattutto, è lo spread, schizzato in alto di circa cento punti, non tanto per il provvedimento in sé, ma per la conferma che in Italia le incrostazioni corporative sono resistentissime, anche di fronte a dei tecnici e ai moniti e agli inviti dell’Europa. E che è difficilissimo, se non impossibile, cambiare e ammodernare questo paese, dove gli interessi particolari (di un partito e di un’organizzazione sindacale, non dei lavoratori) prevalgono sempre su quelli generali. Che fare? Licenziare Bersani e Camusso per riguadagnare qualche punto di spread? Monti, che pure aveva detto che il differenziale non sarebbe più risalito, è la nostra ultima spiaggia, una scommessa imperdibile, dopo non c’è più niente (Berlusconi e Tremonti sono stati, o si sono, bruciati). Speriamo che mantenga i nervi saldi, anche se troppe esternazioni e troppi battibecchi fanno temere il contrario. E che adotti tempestivamente misure incisive ed efficaci per il rilancio della domanda pubblica e privata, in modo da disinnescare una spirale perversa che ci fa temere seriamente un autunno con connotazioni drammatiche, anticamera di un 2013 di stampo greco.

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