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Stoicismo di un muratore

29 Marzo 2012 alle 20:20

L'uomo non sopporta la tirannia, né quella politica, né quella religiosa, né quella economica. La natura stessa suggerisce, quando la forza alleata al diritto giunge al limite della sopportazione, di sottrarsi alla violenza o con la rivolta o con il suicidio. La prima è la soluzione delle classi plebee, la seconda degli aristocratici, che vedono nella bella morte la vendetta contro i tiranni assegnati all'ignominia delle future generazioni. La nobiltà di Trasea o di Petronio celebra la dignità della virtù stoica contro la prosopopea vernacolare di Nerone, il suicidio di massa (con cui è imparentata la rivoluzione) è una risorsa animale contro il deficit di sopravvivenza causata da regimi oppressivi, l'auto da fe di Jean Palac segnò l'inizio della caduta del comunismo, un anonimo Mehemet tunisino ha scatenato la catastrofe dei regini nord africani, un milite ignoto nella guerra tributaria si fa bonzo contro l'oppressione della tassazione italica. Nei regimi democratici la violenza è quella fiscale, il potere seleziona le informazioni e ritiene solo quelle afferenti alla borsa, Equitalia è l'orecchio del moderno Dioniso siracusano, è il suo toro di Falaride in cui sono arsi i suoi nemici, che mentre muggiscono nelle fiamme sono anche compianti dagli stessi torturatori, la tirannia ha sempre un carattere compassionevole. Questo è un governo di piagnoni, piange la Fornero, piange Befera, piangono tutti confermando l'assunto della sapienza popolare napoletana: " chi piange ti fa piangere" e "chi chiangn& fott&". Il sacrificio di Giuseppe -torcia umana elevata contro l'ingiustizia- è un fatto metafisicamente grave, una minaccia che il potere avverte nel profondo e che tenta di stornare ricorrendo ai luoghi comuni della clinica politica:fenomeno di depressione, sconforto, nevrosi ecc, mentre invece è solo il canto del gallo di un nuovo giorno.

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