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150mo, eleggeremo l’apoteosi (sic) finale

28 Marzo 2012 alle 16:40

Niente può chiudere più degnamente i festeggiamenti del 150° anniversario della Repubblica della proposta avanzata per una nuova legge elettorale: è la sintesi di cosa gli italiani intendano per democrazia. Dopo decenni di lamentele perché privati della possibilità di scegliere il politico di riferimento con nome e cognome tutti plaudono ad una legge che non permetterà loro di sapere per quale proposta amministrativa stanno votando. Gli elettori di Lega, UdC e compagnia bella voteranno il signor tal dei tali, nato il, in quel di, in una ben definita provincia, ma se poi il loro eletto realizzerà il programma del Berlusconi o del Prodi di turno…. sorpresa!, Lo sapranno dopo lo spoglio delle schede. Lo stesso vale anche per i partiti più importanti, chi potrà sapere prima se per realizzare il suo programma il facsimile di Berlusconi dovrà accordarsi con i baciapile di Pierferdi o con gli zoccoli di Umberto, chi potrà garantire che l’alter ego di Prodi dovrà avere come sottofondo sonoro il tintinnio di manette di Di Pietro piuttosto che il barluccichio dell’orecchino di Vendola o, udite udite, il pacifico sorriso clericale di Pierferdi se non addirittura dovrà beccarsi una zoccolata da Umberto. Ma come faranno le belle menti che pretendevano il diritto di scegliere un nome a non ribellarsi, a non scendere in piazza per non avere più nemmeno il diritto di scegliere un’ipotesi di programma? Ma, come dicevo in apertura, la democrazia italiana "così è se vi pare" e il mondo di sicuro applaudirà all’ingovernabilità, sancita per legge, di uno dei Paesi con cui competere sarebbe stato per loro parecchio difficile. E c'è chi si indispettisce quando mi dichiaro apolide. Mah?!

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