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De Benedetti colpevole dello sfascio dell'Italia migliore

27 Marzo 2012 alle 14:15

Ci vuole un bel coraggio a sostenere che il percorso che ha condotto l’Olivetti a scomparire è stato positivo perché ha generato un’enorme liquidità tanto da consentirle l’acquisto di Telecom Italia. E’ Carlo De Benedetti che lo scrive oggi, su Il Giornale, in una lettera a Giuliano Ferrara. Il risultato è che, oggi, l’Olivetti SpA è una società ridotta ai minimi termini, di proprietà di Telecom Italia. Nel 1978 De Benedetti assunse la guida di Olivetti, allora gioiello dell’elettronica italiana e leader mondiale nel comparto delle macchine per ufficio. Negli anni 80, a fronte della spinta propulsiva dello staff tecnico che metteva a segno grandi successi nel settore emergente dei personal computer, la direzione si divertiva a giocare con l’alta finanza. Soprattutto fece crescere una generazione di dirigenti più sensibile ai passaggi di denaro che ai successi sul piano industriale. I nuovi dirigenti scalzarono la vecchia guardia ispirata dal fondatore, Adriano Olivetti, e ne distrussero la scuola. Nulla di nuovo sotto il sole, perché una cosa analoga successe negli altri comparti dell’industria italiana, pubblica e privata. L’eredità che rimane è lo sfascio italiano rappresentato degnamente dalle parole di Carlo De Benedetti: “Olivetti si comprò Telecom …”

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