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Ricorsi storici

26 Marzo 2012 alle 20:45

Massimo d’Alema è stato “archiviato”. Più volte viaggiava, ma.. non sapeva. Le alte e delicate cariche svolte non gli sono state “utili” ed istruttive. E pure, presiedendo il Copasir, qualche nozione di “intelligence” dovrebbe averla imparata. Invece, nella “levitas animi” ricorda Luciano Violante, processato per falso ideologico per la vicenda “Sogno” e assolto dal Giudice di Venezia: “Non può disconoscersi che sussista, nella specie, una attestazione non vera dei fatti posti dal magistrato (Violante) quale presupposto giuridico dell’adottato provvedimento di perquisizione domiciliare”. A tal fine, ricordò il Giudice di Venezia che il caso Sogno trattato da Violante era complesso e di rilievo nazionale “dagli sviluppi imprevedibili”; che Violante “nella vana ricerca della lettera” era rimasto “vittima di eccesso di zelo…pervenendo al convincimento, sia pur erroneo, della esistenza di una situazione identica a quella che attestava…E quindi difettava la coscienza e la volontà di immutare il vero e che vi era il convincimento del contrario”. Fuor di giuridichese, nella sostanza il giudice istruttore di Venezia ci disse: è senz’altro vero che Violante ha ordinato la perquisizione della casa di Sogno motivandola con false affermazioni e sulla base di fatti inesistenti, tuttavia va assolto perché era stato vittima di un eccesso di zelo giudiziario; un eccesso di zelo che lo aveva portato, in contrasto con la documentazione di cui disponeva, ad autoconvincersi che il falso non fosse falso, ma che, al contrario, il falso fosse vero. Forse anche D’Alema credeva di avere effettivamente pagato il biglietto.

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