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Art. 18, ma di che parliamo ?

23 Marzo 2012 alle 07:30

La maggioranza delle aziende italiane sono medie-piccole, moltissime quelle con meno di 15 dipendenti, molti dei quali lavoratori specializzati con contratto a tempo indeterminato oppure di apprendistato. Giovani a cui si insegna un lavoro e che nessuno imprenditore ha interesse a licenziare, se non per motivi di crisi economica della stessa azienda. Molti giovani e meno giovani sono precari e sarebbero contenti di passare ad un contratto di apprendistato o a tempo indeterminato, se con l'abolizione dell'art.18, il datore si sentisse meno vincolato di un matrimonio. Allora, di che parliamo ? La vera riforma (culturale?) parte dal basso, dai rapporti (conflittuali,ma con rispetto) tra azienda e dipendenti... Per esempio in tempi di crisi il datore può rinunciare a un po' di utlie e il lavoratore al ticket mensa... in tempi migliori il lavoratore può chiedere di lavorare qualche ora in più, oppure pretendere un premio di produzione... ecc. E lo Stato ? Controlli il minimo necessario: sicurezza, contributi, maternità, ma soprattutto faccia in modo che alle aziende e ai lavoratori a fine mese resti attaccato qualcosina in più... cominciamo a taglire qualche accisa sulla benzina, per esempio.

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