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Tempi supplementari. L'ultima possibilità di salvare la faccia

22 Marzo 2012 alle 12:35

Da l'ambaradan delle ultime settimane emerge chiaramente, per chi vuol capire e non si fa attrarre nella trappola del simbolismo, quello che può sembrare un dettaglio, una impropria postilla, una ininfluente analisi, ma che rappresenta il nodo di fondo della cultura sindacale italiana: la diffidenza e il pregiudizio che sfiorano l’avversione, nei confronti degli imprenditori. Altrimenti chiamati “i padroni”. Quando si parla di fannulloni, di lavoratori inadempienti, di corrotti nella PA, si grida subito ad alta voce, percuotendosi il petto, che non si deve fare di ogni erba un fascio. Giusto, sacrosanto, ci mancherebbe. Però quando si parla di imprenditori truffaldini, che ovviamente ci sono, si nega questa distinzione e si accomuna la categoria in un “unicum” diabolico. Ne discende che essendo “i padroni” tutti uguali per definizione, vanno ritenuti soggetti da cui aspettarsi ogni possibile infamia e attacco alla “dignità dei lavoratori”. Insomma sono “nemici”. Ecco il perché, l’autentico core della sinistra sindacale, pretende il reintegro obbligato sempre e comunque. Lo anela come rivincita di classe e dimostrazione della forza del Sindacato. Lasciate perdere chi dice che questa sia una menzogna, nel fondo del suo pensiero è l’unico suo pensiero. Donde viene questa impostazione? Da lontano, da come s'è compiuta la prima industrializzazione, da squilibri economici/territoriali/sociali mai sanati ma, sostanzialmente dall'intreccio anomalo, innaturale, della cultura marxista con quella dell’avversione cattolica alla dottrina liberale. Discutiamo, sottilizziamo, svisceriamo ad libitum, ma l’unicità europea delle modalità del nostro mercato del lavoro, nasce dall'altrettanta unicità del peso culturale che hanno avuto da noi i soggetti sopraddetti. Niente di simile, con pari potere condizionante, è accaduto nel resto d'Europa. Là s'è capito che capitale e lavoro sono soggetti complementari. Da noi "devono" essere conflittuali. Cui prodest? Non ai lavoratori.

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