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Cosa ci fornirà la Fornero?

22 Marzo 2012 alle 19:19

Il bracciantato è passato dalla società agricola a quella aperta informatica, transitando per quella industriale; la continuità della produzione di questa ha fatto dimenticare la precarietà di quella e rovesciato lo stato della coscienza di porsi di fronte al bisogno. L'allargamento dei mercati e la pletora dei concorrenti nel piazzamento delle merci rende impossibile la programmazione duratura dei cicli produttivi; questi hanno una temporalità imprevedibile che non consente un calcolo oggettivo sul valore delle merci, i cui costituenti sono variabili accelerate che trascinano anche quella che storicamente è stata una costante: il lavoro. ll fatto che tale mutamento dei processi economici sia incongruo con la cultura delle protezioni sociali rende conto delle ragioni del conflitto tra sindacati e imprese, nel quale non è possibile ritrovare un punto di mediazione politico che non sia svantaggioso per entrambi. La precarietà è il destino delle società post-industriali, che non trovano un corrispondente Zeitgeist, che ne agevoli il processo. Nella parabola evangelica si parla di un operaio in attesa di essere chiamato dal padrone della vigna, sta sulla piazza e aspetta, confida nella Provvidenza, come confida sempre il contadino esposto alla precarietà del lavoro all'aria aperta, la Provvidenza nella società industriale è divenuta la previdenza sociale, non il voto fatto a Dio che mandi la pioggia e quindi il lavoro, ma al reggitore contro il quale si impreca se manca il sussidio statale. ... ma i re di questo mondo sono idoli," hanno orecchie e non sentono, occhi e non vedono, e così sono quelli che ad essi si affidano: "Se il Signore non costruisce la sua casa invano si affaticano i costruttori". Non esistono re e signori, l'uomo li fa con la sua superstizione distolta dalla religione e devoluta alla politica.

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