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La tecnocrazia passerà, la rabbia sociale no

18 Marzo 2012 alle 13:00

La rabbia sociale sarà la spina nel fianco per qualunque governo prossimo venturo. La contrazione dei consumi, già elevata, è destinata ad aumentare dopo il pagamento della patrimoniale sulla casa e inasprirsi ulteriormente, se l’iva aumenterà di due punti a settembre. L’apparente calma della gente, che sembra anestetizzata e poco reattiva, alle misure governative che l’impoveriscono, non tarderà ad esplodere. Il deteriorarsi del motore economico, in atto da un decennio, ha creato un “precariato” produttivo veramente preoccupante e ormai senza referenti politici. Il ceto medio imprenditoriale super tassato e senza sbocchi da troppo tempo ha solo due strade: chiudere l’attività per non morire o la rivolta fiscale. Parola impronunciabile, secondo il politicamente corretto, ma molto utilizzata nei conciliaboli. L’asse dello scontro non è fra destra e sinistra, ma fra oligarchie parlamentari non più in grado di rappresentare il settore produttivo della società. Per la politica non è questione d’incapacità ma di non volontà nel cedere potere e limitarsi a disciplinare il “mondo”. E’ questa consapevolezza nelle persone che sta cambiando la geografia del rapporto stato/società. E' per tal motivo, a mio avviso, che oggi le risposte sono frammentate o quasi inesistenti, rassegnate. Occorre del tempo per metabolizzare questa frattura, perché ci si scopre nudi, senza rete. Dall’altra parte masse sempre meno abbienti troveranno nelle varie sigle della protesta di sinistra (fiom, no tav, arancioni e grillini) una casa dove incanalare e sfogare la rabbia. Stiamo per entrare in una situazione di tipo greco senza un guizzo e un fremito: la quiete prima della tempesta.

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