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Due piccioni con una fava

18 Marzo 2012 alle 08:00

Dice bene il Direttore quando cerca di far capire che la vita reale, in tutte le sue ineludibili complicazioni, non è quella che possiamo far apparire nella sceneggiatura di una fiction o di un film o nella trama di un romanzo. Il problema è che oggi, nei costumi e nel modo di concepire la nostra esistenza, prevale, anzi sembra dominare, la volontà di ridurre tutto ad una eterna sceneggiatura. Dove ogni desiderio sembra potersi realizzare. Il terreno ideale per immaginare e rendere realmente irrealistica la situazione di un bambino con tre genitori. Il terreno ideale per stravolgere la valenza culturale e il significato della parola, matrimonio. Questa pretesa ha due finalità che possono sembrare contraddittorie, ma che in realtà coincidono: da una parte si ambisce a conservare l’aulico valore simbolico, tradizionale e universale della parola per dare qualità e virtù aggiunta ad una unione che se definita di fatto, evoca un banale evento amministrativo, dall’altra si vuole, spogliarla del suo significato sacramentale attribuitole dalla religione cattolica.

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