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Non basta

15 Marzo 2012 alle 13:45

Sino a quando gli esponenti dell’anti-mafia militante (dai pm ai loro corifei) figureranno fra i combattenti della “buona battaglia”, non basta evidenziarne le mancanze o la malafede. E’ tempo di porre le domande vere, quelle oramai ineludibili a venti anni dalla morte di Falcone e Borsellino. E’ vero o no che, attraverso la gestione del pentitismo, l’anti-mafia ha scarcerato e premiato oltre duemila criminali (fra i quali anche gli assassini di Falcone e Borsellino)? E’ vero o no che non una, ma decine di volte si è scoperto che si è dato credito a dei bugiardi? E’ vero o no che in tal modo si sono operati dei veri e propri depistaggi, che hanno “distratto” dal seguire piste ben più concrete e promettenti, dal punto di vista della persecuzione della criminalità organizzata? E’ vero o no che svariati investigatori e poliziotti che hanno catturato mafiosi veri sono stati “mascariati”, realizzando nei fatti quelle vendette che un tempo si compivano con gli agguati dei killer? Chi ha realizzato tutto ciò come può essere tra i combattenti della “buona battaglia”? La prima questione da risolvere è sapere se si è o meno di fronte a una complicità involontaria coi criminali.

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