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Il carciofo in trattativa

14 Marzo 2012 alle 12:30

Pensionati e pensionandi ghignano maligni. Niente complicate trattative per bastonare loro: si decreta quel che si vuole, due lacrimucce, e via a riscuotere i complimenti dei burocrati europei. Ma per la riforma del lavoro il ministro deve sperimentare la sorte del carciofo: essere sfogliata giorno dopo giorno, tra un ringhio della Camusso e un appello di Bonanni. E ogni concessione incentiva altri divieti e altre richieste. Intanto sono già sul tavolo due miliardi che, essendo impensabile siano ricavati da risparmi su spese statali parassitarie, per una via o per un’altra finiranno a carico dei contribuenti; e un contributo al nuovo sistema imposto alle piccole imprese artigiane e commerciali (tanto per non perdere l’abitudine ad alimentare la recessione con crescenti sottrazioni di danaro all’economia privata). Di qui al 23 altre foglie perderà il carciofo, c’è solo l’incertezza del conto finale da pagare. Ma soprattutto c’è da chiedersi se il nuovo alloro riformista che gli amici di Bruxelles hanno pronto per Monti non ci venga a costare un sistema di welfare troppo oneroso per un paese primo per pressione fiscale e ultimo per sviluppo in area Ocse.

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