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Il banale squallore del teatro Smeraldo

14 Marzo 2012 alle 16:30

Ci sta, è fisiologico. Su cinquanta milioni di elettori, la presenza puntuta di centoventimila, moltiplico per tre le firme raccolte, antidemocratici ossessionati da megalomane presunzione, da sindrome d’onnipotenza e dalla convinzione di essere gli unti del Signore, rientra abbondantemente nella varietà dei tipi umani presenti nei cinquanta milioni. Ma loro hanno dietro la potenza di fuoco del grande gruppo privato editorial-energetico, mediatico-giustizialista, politicamente corretto fino al midollo dell’anima, roba grossa. Già, e usata per farsi il loro interessi, che essendo propri di esseri sovrannaturali, niente possono avere a che fare con quelli della gente comune. Tutti i lettori di Repubblica, dell’Espresso, del Fatto, della ex Concita e di Saviano, paghi della imbecille beatitudine di ritenersi parte del club degli eletti, del meglio dell’intellighenzia italiana, non hanno capito che il fine ultimo della congrega erano i cinquecento e passa milioni che la tessera numero uno ha carpito al Cav. Una riunione autoreferenziale, col sottinteso messaggio anti Monti, tra i soliti noti con il contorno beota dei tifosi del Bar Sport. A proposito, il Giovannino dov’è finito? Basterebbero due cose su tutte: la proposta Saviano di fare della legge, naturalmente amorosamente maneggiata da loro, il motore della crescita e lo scrosciante applauso finale che ha salutato la frase chiave del nuovo sol dell’avvenire: Berlusconi dimettiti. Il paragone con le mosche cocchiere è un’offesa mostruosa per le mosche.

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