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L'arte di strappare il sorriso, è un'arte

12 Marzo 2012 alle 16:15

Riflettevo sul concetto di satira; mi vengono in mente alcune riproposizioni della satira che in passato si interessava della politica (mi pare che in Cabaret, con Liza Minnelli si sbeffeggiasse il nazismo). Dunque, è sempre esistita, la differenza, forse, sta nel riferimento a palesi comportamenti politici errati, poco ortodossi, condannabili e da condannare ma, ripeto: politici. Diverso invece è colpire la persona direttamente, in aspetti personali che, in situazioni diverse, ovvero fra privati cittadini, certe espressioni relative ad aspetti che possono anche incidere nella sfera psicologica, sono condannate severamente. Paradossalmente, secondo certune valutazioni, se un politico decidesse di “spoliticizzarsi” ed iniziasse a fare una martellante guerra psicologica a sfondo politico per abbattere l’avversario politico, sarebbe protetto dal giudicante in quanto il soggetto sta facendo satira. Al contrario, se io provo un profondo odio per un avversario politico, dico d’essere un attore che fa satira e dico ciò che voglio, tanto ho l’immunità “paraparlamentarsatirica”. Questo vale per la destra, la sinistra ed il centro e preoccupa che manchino evidentemente, gli spunti naturali per indurre il sorriso o la risata. Eppure, a scuola, insegnavano l’educazione ad astenersi dal prendere in giro; dunque, si torna alle elementari, o no?! Comunque, la satira non va condannata sic et simpliciter, ma lo stile e la classe, non devono essere sostituite da inutile volgarità che chiunque potrebbe esercitare; ciò senza essere un puritano perbenista ma, il grave è non essere in grado di far ridere e volerlo fare in modo così a portata di mano di chiunque che si corre il rischio di vedersi rubare il mestiere dall’ultimo degli sciocchi. Fortunatamente abbiamo dei magnifici esempi di persone che la satira la sanno fare senza essere noiosi, pesanti.

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