cerca

Inno alla cacca

12 Marzo 2012 alle 16:45

Chissà perché, un’ineludibile conseguenza del mangiare e bere, ci trovi così restii a parlarne con serenità e partecipazione come quando si parla di una emozione? Se non possiamo vivere da a-pathos non possiamo neppure vivere da a-cacatos. Nessuno sembra apprezzare che, ante mortem, quei quotidiani momenti di purificazione del corpo rappresentano la vera essenza dell’uguaglianza universale. Molto più del mangiare e del bere. Che sono sempre stati i simboli immediati della disuguaglianza. Forse non vogliamo accettare il monito del vasone che recita: ”Saran potenti i Papi, saran potenti i Re, ma quando qui si siedono son tutti come te”. Se pensiamo che per secoli e secoli, cacca e piscio sono rientrati nel ciclo biologico come fertilizzanti in agricoltura, senza inquinare, senza lasciare scorie inutili, senza necessità di discariche possiamo anche fregiarli del titolo di ambientalisti politicamente corretti. Vi sembra poco? Nessuno sembra rendersi conto dell’immenso beneficio che ogni giorno ci donano cacca e piscio. Ci liberano, con assidua continuità, con benevolo impegno, con attenta premura, della spazzatura che produciamo per intrattenerci e sollazzarci nelle nostre amate attività. Compresa quella del pensiero. Sarà mica che Luttazzi sia affetto da stitichezza cronica e di conseguenza da stitico pensiero? Infatti, fa sapere il Direttore “… non fosti del tutto soddisfatto perché stavo al gioco, anzi raddoppiavo la posta sfacciatamente”. Non può giocare, gli mancano i fondamentali.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi