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Stephen King potrebbe trarre spunto per la tela del ragno, mostro della finanza

8 Marzo 2012 alle 10:00

L’articolo di Brambilla su Grecia ora e petrolio poi, evocando Stephen King, mi ha fatto percepire il romanzesco periodo simil-medievale che stiamo vivendo, nel quale ogni forma di prepotenza è arroganza: da quella economica, alla fisica, a quella verbale, epistolare, sembra essere il materiale con il quale un gigantesco e “Kinghesco” ragno avvolge ogni cosa rimanendo in costante allarme affinchè nulla di positivo, soprattutto il pensiero e l’economia della “bassa” possano sfuggire alla cattura per dar Vita ad uno spazio “extraragnatela” di antica normalità, come quella di ogni rinascita postbellica. Mi pare che stiamo facendo un corso accelerato di sopravvivenza per sopportare la variegata serie di allarmi e tensioni che ci vengono somministrati ma, tanto, chissenefrega, noi siamo sempre e comunque ottimisti. A volte, però, esprimiamo anche la nostra disapprovazione; sempre con calma, serenità, coesione e sobrietà. Sarebbe almeno interessante che la smettessero di dire che si deve lavorare di più, per più tempo e poi cos’altro non ricordo. Posto che la salute lo consenta, sarebbe interessante che questi geniacci dell’economia dicessero anche dov'è che si può lavorare di più per produrre di più e, soprattutto, per vendere a chi e che cosa e, per il pagamento, che si fa? Torniamo agli assegnini degli anni Settanta? Prego scendere dalle nuvole ed atterrare in mezzo agli umani; con tutto il rispetto naturalmente.

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