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Indagato post mortem… non confessa

8 Marzo 2012 alle 13:00

Le indagini proseguono serrate, e si moltiplicano le deposizioni testimoniali, invero dall’esito piuttosto univoco, in senso opposto rispetto a quel che tutti (chi?) sanno. Pare che lo stile di vita che il grande Lucio praticava lo rendesse più intimo e conosciuto a religiosi e preti che non a tanti che srtaparlano. 1. “[…]dobbiamo anche sapere che negli ultimi anni era solito partecipare alla Messa tutti i giorni, celebrava spesso il sacramento della penitenza e il giorno prima di partire per la sua tournée si era confessato nella basilica di San Petronio, proprio dove sarebbero stati celebrati alcuni giorni dopo i suoi funerali” (Giorgio M. Carbone, domenicano e docente di teologia a Bologna, su La Bussola quotidiana 7.03.12). 2. “Lucio Dalla era serenamente cattolico. Andava a Messa la domenica e si confessava regolarmente e si raccoglieva in preghiera in Chiesa. In tanti di noi che viviamo in città lo possiamo testimoniare ampiamente” (don Andrea Caniato, sul blog di A. Tornielli, 6.03.12). Forse è per questo che hanno deciso di processarlo, o qui c’é il movente. Sono state ritrovate anche – e parrebbero risolutive – le risposte del diretto interessato, forse le uniche in circolazione: 3. “No! A parte che non è proprio così”; […]”Ho un grande rispetto per gli omosessuali come per tutti gli uomini in genere”; […] “Non mi sento omosessuale, ma veramente, spero che lo capisca: non mi sento omosessuale” (a Pietro Savarino nell’intervista per la rivista Lambda, 1979). Si decideranno ora ad assolverlo?

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