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Misura e Miseria

5 Marzo 2012 alle 19:00

Dice un Ministro che guadagna sette milioni di euro l’anno, che se ne vanta. Fa bene. E’ brava. Paga quasi la metà di tasse. Non è questo in discussione. E’ in discussione la quantità di risorse che un individuo amministra dopo aver pagato le tasse per corrispondere ai suoi personali bisogni primari. Ci sono persone che, per quanto debbano pagare tasse elevatissime, possono poi disporre anche del superfluo, come è giusto che sia quando quel di più lo abbiano meritato con le loro capacità. La solidarietà non è, e non potrà mai essere un obbligo. Vero, ma saggezza vuole che la solidarietà vada considerata e non in modo generico, ma anche nella sua misura. Se la solidarietà, attraverso le tasse, si concede solo quando non viene nemmeno lontanamente messa in discussione la possibilità di condurre una vita agiata e tranquilla, è una solidarietà facile e del tutto indolore. Occorre riflettere che la solidarietà, quando fosse molto ma molto più che generosa sarebbe per alcuni ancora ben lontana dal dolore e nemmeno vicina al sacrificio. Ci sono margini ampi e sufficienti per vivere alla grande. Insomma è la misura della solidarietà che importa, il margine residuo che conta, magari per un periodo limitato di tempo, tre o cinque anni, senza quindi compromettere un patrimonio e il suo continuo gettito. La si offra dunque questa solidarietà, senza indugio e in più generosamente, basta un decreto, basta variare un’aliquota, ed è scelta economicamente valida, perché quando la miseria, l’indigenza, la mancanza di prospettive e di lavoro diventano così diffuse, c’è da temere che queste non lasceranno più, loro si, alcun margine residuo, e allora, spiace dirlo, ma tutto è possibile.

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