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Tutti per l’Italia

2 Marzo 2012 alle 13:00

La chiusura del Direttore: “E non si può partorire un futuro promettente se non ci si liberi, escludendo ogni damnatio memoriae, dei fantasmi del passato”, indica una necessità e propone una strada. Perché appare difficile percorrerla? Perché non è sufficiente la buona volontà degli intenti? Perché per arrivare a fatti concreti dovremmo rinunciare, o meglio spostare in una prospettiva storica e non di politica quotidiana, i due pilastri portanti su cui, dal 1945, s’è costruita la politica italiana: l’antifascismo e l’anticomunismo. Non serve addentrarsi in distinguo, dettagli, e contorsioni dialettiche. Tutto origina da lì. Basti considerare che per l’antifascismo la destra era una categoria fascista e per l’anticomunismo la sinistra era una categoria comunista. Due posizioni culturalmente rozze e tranchant, ma tant’è. Nel 1994 questo manicheismo riprese vigore. E’ un dato di fatto. Come lo è che tutta la politica ci abbia marciato sopra. Anche oggi a molti appare ancora un comodo rifugio per evitare autocritiche e ripensamenti. Tutta roba fastidiosa, che fa male. A parte il volerlo fare il nodo è quello di predisporre le condizioni “ambientali” per poterlo fare. Eliminare la damnatio memoriae, sarebbe il primo, decisivo passo. Non si venga a dire che sarebbe un salto culturale impossibile, è solo una pessima abitudine da dismettere. Auguri, Italia.

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