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Retribuzioni basse e liberalizzazioni mancate

29 Febbraio 2012 alle 11:45

E’ bastata una puntualizzazione dell’Istat per fare calare il silenzio o quasi su una certezza: le retribuzioni italiane sono basse, rispetto alla altre nazioni europee come Germania, Francia, Olanda, Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, etc. Ci possiamo consolare solo con l’Europa dell’Est e forse con il Portogallo e la Grecia attuale. Sono cose risapute da decenni, senza poi arrivare alla soluzione della questione, compresi gli elevati oneri sociali e la bassa produttività. Si discetta sulle cose da fare e poi finisce lì, senza che cambi niente. Lo stesso pare stia avvenendo con il governo tecnico, delegato oramai a risolvere tutti i nostri problemi, con i partiti maggiori che si limitano quasi a guardare, con tanti mal di pancia. Intanto sono in dirittura d’arrivo le cosiddette liberalizzazioni, che sono sempre più annacquate e non vanno al cuore del problema, con gli ordini professionali che continuano ad ostacolare il libero mercato e la loro abolizione di là da venire. Visto che tutti si dichiarano liberali e liberisti, si registrano così le delusioni su tutti i fronti, con buona pace delle direttive Ue. Queste cose , però, non trovano ampi spazi sui giornali, tesi ad incensare i professori al governo.

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