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La Tav è un treno

29 Febbraio 2012 alle 15:00

Lo scontro in Val di Susa ha ormai assunto i caratteri delle battaglie di principio, trascurando il fatto che la cosiddetta Tav (in galleria non si va ad alta velocità) è innanzitutto un treno e, come qualsiasi sistema di trasporto, va valutato con i criteri della “Tecnica ed Economia dei Trasporti” (ai miei tempi, al Politecnico, si chiamava così). La questione va razionalmente riportata a quello che è il suo ambito naturale: esistono le condizioni tecniche ed economiche che giustificano la nuova linea? Se prendiamo l’andamento dei dati di traffico (passeggeri e merci) negli ultimi anni, la risposta è no, in quanto l’interscambio è andato diminuendo lungo la direttrice est-ovest, mentre è aumentato lungo i valichi nord-sud (Sempione, Gottardo, Brennero, Tarvisio). Qui si dividono due filosofie: i contrari alla linea sostengono che è inutile in quanto non c’è la domanda; i favorevoli sostengono che è l’offerta che crea la domanda, e, quindi, una volta fatta la nuova linea sarebbe un grande attrattore di traffici. Questo punto è quello, mi pare, da dirimere e sarebbe interessante che i media gli dedicassero anche solo una frazione dello spazio occupato dagli scontri. Non sarebbe difficile: abbiamo già il caso del Tunnel sotto la Manica, che è lungo un po’ meno del nostro, ma con lo stesso modello di esercizio. Abbiamo fatto la Bologna-Firenze, che è quasi tutta in galleria. In Svizzera hanno appena fatto il Gottardo. Insomma materiale ce n’è molto, tecnici e studiosi, specie fra i ferrovieri, molti e bravi. Quindi: picchiare di meno e studiare di più.

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