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Giornalisti e Guerriglieri

28 Febbraio 2012 alle 09:30

Anche il Foglio finirà per cospargersi il cranio di ceneri per la morte della bella signora in benda nera e del povero ragazzino francese. La Casta c’est là. Dacché il mondo intero si è fatto politica, cioè democrazia e la battaglia per civilizzazione imperversa da più di due secoli, tutto, come ha ricordato l’incontinente del Colle, è politica. Questo l’aveva con lucida chiarezza visionaria visto e preconizzato con orrore su grande scala lo scrittore di Lubecca, quasi un secolo fa. Tutto è politica e quindi, nel senso di Schmitt; cioè guerra, civile, per la liberazione, la democrazia, per il progresso, per i diritti umani ed inumani, per la libertà etc. E quindi i giornalisti sono tutti agenti politici in guerra, nelle salmerie o nei fronti di guerra. Specialmente quelli inviati nelle guerre vere sono soldati, guerrieri che combattono per la loro informazione di parte su di un fronte ben definito. Ma la ipocrisia vuole che esista una informazione neutra, che è un assurdo. Che possano anche morire e che ci siano quelli che abbiano o si arroghino il diritto di ammazzarli è cosa che rientra nella guerra; loro lo sanno e sono pronti a questa fine. Antipatico è l’ipocrita lamento e lutto dei loro colleghi nelle salmerie che così facendo difendono, non tanto quelli che sono già morti, ma il loro potere.

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